Sei Boho-chic o Bohémien?

20141113_184246_Richtone(HDR)Oggi questo stile sembra essere molto vicino all’animo di noi ragazze, spiriti liberi, travellers agguerrite, che seguiamo “stili” di vita non convenzionali.

Il termine boho deriverebbe da bohème e bohémien, entrambi termini francesi, di cui il primo fa riferimento ad un modo di vivere scapestrato e misero, proprio di un espiantato, il secondo termine si riferisce al soggetto, quindi individuo che pratica questo “stile” di vita. Il termine francese bohémien venne usato per la prima volta nel XIX secolo, per descrivere il lifestyle non convenzionale degli intellettuali, come artisti, scrittori, musicisti e attori emarginati dalle società in cui vivevano, resi secondari e se non accessori della vita sociale di ogni giorno. Quest’ultimi non erano nient’altro che l’avanzo di un meccanismo velocizzato dalle prime industrie e dalle prime macchine che automatizzavano la vita umana.

Il termine bohémien nacque in Francia, allorquando gli intellettuali resi insignificanti dalla società, trovavano rifugio e ispirazione nei ghetti e bassi fondi, quartieri malfamati delle varie capitali europee. Questi quartieri minori, erano alloro volta rifugio di gitani, zingari di nome e di fatto che si mescolavano tra le parole poetiche e dissertazioni filosofiche di tanti intellettuali. A causa di una credenza popolare, in Francia si pensava che tutti coloro che fossero nomadi, senza dimora, appunto zingari provenissero dalla Boemia, regione dell’attuale Repubblica Ceca.

Fu così che si iniziò ad utilizzare per cui il termine bohémien per descrivere tutto ciò che fosse in contraddizione con le regole della quotidianità sociale, i cosiddetti “scapigliati“, anticonformisti. Una piccola parentesi, gli scapigliati erano un gruppo di intellettuali, artisti e letterati che svilupparono il movimento della “Scapigliatura” nel nord Italia, questo negli anni sessanta del 1800. Il termine “scapigliati” si impose nel corso del tempo, divenendo libera traduzione del termine francese “bohémien” per distinguere coloro i quali conducessero una vita disordinata, sregolata, dalle sfumature eccessive fuori di chiave dalla realtà delle classi emergenti.

Gli “scapigliati” o “bohémiens” avevano dentro di sé animi scalpitanti una ribellione rigorosa nei confronti di una società legata al passato e ad una cultura tradizionale, disprezzando le norme morali e le convinzioni correnti, andando in contrasto con l’attuale, di cui vi avevo già parlato; essi si fanno portavoci di una coscienza dualista: da un lato la ricerca dell’ideale, dall’altra la cruda realtà, l’eterno e la morte, un po’ come diceva Baudelaire e i romantici: Hoffmann, Jean Paul, Heinrich Heine.

Questi intellettuali vivevano alla giornata, senza chiedersi il domani come sarebbe stato, accontentandosi di poco, proprio perchè la società gli aveva emarginati ritenendoli zingari. Quest’idea che gli intellettuali fossero spazzatura era comune sia agli italiani che ai francesi, e si deve la fama del termine bohémien allo scrittore francese Henri Murger che nella sua raccolta di storie “Scènes de la vie de Bohème” rappresenta quella che è la vita condotta dagli intellettuali dell’epoca, 1845; seguito da Giacomo Puccini con l’opera “La bohème” 1896.

Bohémien quindi è un termine che si discosta totalmente da quella che può essere l’accezione odierna, e cioè di moda, fashion, style. Nel passato questo termine voleva sottolineare la separazione tra scrittore/artista e società, una lacerazione a livello fisico e morale tra individuo e massa, tra sensibilità e realtà, tra arte e industria, tra fantasia, creatività e la rigidezza del calcolo, tra genio, visione e superficialità.

La società dall’ora come adesso, sviliva quegli animi ricchi di profondi sentimenti e si accaniva su di essi e sull’essere differente e originale, cecando prepotente di abbandonarli a sé stessi poiché impaurita dalle geniali capacità di questi intellettuali.

Un atteggiamento quello di questi artisti atto a ribellarsi ad una società vestita da regole e usi obsoleti,sorpassati, nonché a ritrovare una libertà d’espressione nuova, così come una nuova forma di libertà.

Oggi si riconduce al termine bohémien a boho-chic, stile di moda femminile, diffusosi a partire dal 2004, che fonde lo stile hippy, casual ed etnico, in elementi raffinati e “chic“, eleganti e costosi; uno stile che unisce la semplicità allo stravagante e selvaggio, una forma di libertà che oggi trova espressione attraverso abiti e non libri o musica; come per quei poveri intellettuali emarginati e declassati, anche noi ragazze del “futuro” vogliamo ritrovare la nostra libertà, sentirci libere dal sistema sociale entro cui ogni giorno siamo portate a confrontarci, e perché no utilizzando un modo di vestire alternativo alle pagine di giornale.

Quindi, viva lo STYLE BOHO-CHIC !!! 😉

E per concludere vi lascio con una citazione di Baudelaire:

Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi tiene a terra, dovete ubriacarvi senza tregua. Ma di che cosa? Di vino, poesia o di virtù : come vi pare. Ma ubriacatevi. E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa, chiedete al vento, alle stelle, agli uccelli, all’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è; e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio, vi risponderanno: “È ora di ubriacarsi! Per non essere gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre! Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare.

Cit. Charles Baudelaire.

boho chic

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