So please, please, please…LET ME “GET WHAT I WANT” this time..

Ciao a tutti,

dopo un periodo di silenzio e di impegni, questo articolo inizia con un titolo di una canzone molto dolce…So please, please, please LET ME GET WHAT I WANT this time.

Oggi è diventato un imperativo più che mai seguire i parametri della moda, quasi un castigo dove ci si inginocchia al cospetto di cio’ che è fashion e trendy. Sarebbe bello, quasi a dirlo, poter indossare qualsiasi cosa senza essere necessariamente giudicati, sentenziati su ciò che risulta essere non adeguato alla circostanza entro cui ci esponiamo, magari soltanto passeggiando per strada nelle nostra città.

Ma questo è un discorso assai lungo…ciò che non passerà mai di moda, sia lunga che corta, sia con balze o frange, a pieghe o con spacco, a campana o con volant, la gonna resterà sempre un must della moda.

Indumento, senza ombra di dubbio, femminile trova origine linguistica nel tardo latino con il termine “gunna” veste che copriva le gambe femminili e che si estendeva per tutta la lunghezza di esse; oltre ad essere ritenuto termine celtico utilizzato dapprima del 1321, ma come tutte le creazioni passate, si avvolge attorno ad esso un velo di mistero.

Se andiamo indietro nel tempo arrivando fino alle civiltà mesopotamiche, riscopriamo l’uso di questo indumento detto kaunakès, gonna a balze realizzata attraverso il vello degli ovini. In epoca egizia invece già troviamo la dualità di questo indumento volto non solo ad un pubblico femminile ma anche maschile come i gonnellini del faraone o skentis; greci e romani invece mischiavano le linee guida di una moda bisex, contrapposta a quella odierna volta a dare distinzione tra ciò che è femminile e ciò che risulta essere maschile, anche se a volte così non è.

La gonna diventa padrona di tanti palcoscenici nel corso della storia, fino al Rinascimento dove la tunica prende il suo posto per poi ridarle vigore alla fine del 1400 inizio del 1500 periodo in cui la veste femminile si compone di due tasselli fondamentali, corsetto e sottana.

La nobiltà dunque diventa portavoce di una nuova era, nuovo stile, realizzando gonnelloni ampi e con sottostrutture che impediscono movenze naturali alle povere malcapitate contesse o principesse che camminano goffe e rigide dinanzi alla corte e al popolo. Le sottostrutture di cui vi accennavo prima, erano delle vere e proprie strutture vertebrate posizionate all’interno dei gonnelloni, i cosiddetti “verdugali” da verdugos di origine spagnola appunto, sottogonne rigide di forme diverse: a ruota in Francia, a tamburo in Inghilterra a cono in Spagna.

Nella metà del 1600 si cerca di migliorare tali sottostrutture anchilosate e prive di elasticità, con gonnelloni più morbidi, cercando di eliminare l’asprezza di essi con armonicità e un tocco di grazia che porteranno sempre più al romanticismo di fiocchi e di gonne fruscianti al vento d’estate, rendendo il tutto idillico e poetico.

Nel 1672 arriva il termine francese jupe, nascita ufficiale della gonna che oggi noi ragazze sfoggiamo anche in versione mini… .

Da qui nasceranno tanti e tanti accessori da apporre alle gonne, belletti e artifici del “fashion antico”, come il sellino durante il 1700, sporgenza decorativa posta sulla parte posteriore degli abiti delle fanciulle. Nel 1820 la gonna ormai è regina della moda femminile e si impone con una struttura a campana detta crinoline, struttura rigida e resistente quasi a voler creare uno scrigno sotterraneo al gonnellone dove poter occultare tutti i pensieri più reconditi e oscuri o semplicemente una prova al delitto commesso a parole durante una conversazione spiacevole; per poi rivelare il segreto all’amante o al ciambellano, utile no?! Efficace direi!

Raggiunti gli anni 10′ del 1900, la moda della gonna viene ispirata dalle culture orientali, con linee più sciolte e assieme alla moda elitaria di Poiret si raggiungono forme più naturali e comode. Dobbiamo aspettare fino al primo dopoguerra per poter ammirare un grandioso cambiamento, dove le gonne, come oggi avverrebbe se erroneamente lavassimo una gonna di seta a 80°, mutano definitivamente il loro aspetto accorciandosi. Le gonne ora sono più comode, in versione anche di gonna a pantaloni,  per accompagnare una vita più dinamica e dare praticità alla giornata lavorativa.

Dopo la seconda guerra mondiale Coco Chanel propone un’immagine di donna nuova, una sorta di new look, forgiata dal “tailleur” giacchina e gonna in tinta, una formula che si rivelò perfetta al corpicino delle donne degli anni 40′ e 50′, un must oggi della modernità e della moda non solo di Chanel ma di tutti, per la sua semplicità ed eleganza.

Gli anni sessanta, anni di rivoluzione e cambiamenti, portano alla contestazione di un capo di abbigliamento che ha fatto la storia dei tempi, che ha segnato epoche, che ha cambiato radicalmente l’immagine femminile, a discapito di chi indossava quelle gonne che a volte troppo corte sono state frutto di protesta.

La sovversiva e rivoluzionaria minigonna di Mary Quant sarà il simbolo dell’emancipazione femminile durante gli anni 60′.

Passeremo dagli hippies, “i figli dei fiori”, con le loro gonne non più mini, ma ampie e lunghe, sfrangiate e arricciate, rievocando stili di culture lontane come indiane, africane, ecc, con una novità quella dei patchworks, fantasie stampate a mano, non lineari bensì colme di genuinità e creatività propria degli anni 60′. Per poi di nuovo vedere un cambiamento che porta ad avere uno stile unisex uomo/donna simile se non uguale con l’avvento dei jeans che però ve ne parlerò in un altro articolo.

Oggi la moda è in continua evoluzione, e da qualche anno a questa parte è più facile rilevare tendenze passate che si ripropongono ma con una verve artistica e creativa differente da quelle obsolete che permettevano di osare meno.

Oggi la gonna può essere indossata in tutte le sue versioni, in qualsiasi periodo dell’anno, fatta eccezione però a quelle che sono le prerogative di chi sceglie questo capo, poiché diciamola tutta, la gonna è sempre un indumento di grande femminilità se però chi la indossa può permetterselo e se chi lo fa, conduce il passo in maniera elegante e non volgare.

A questo proposito volevo dirvi che potete indossare voi tutte, qualsiasi cosa vi faccia sentire voi stesse, senza remore, e nessuno può o deve giudicare necessariamente se sia giusto o no, ciò che portate con degno e creatività diventa parte integrante di ciò che siete, l’essere nel senso più profondo. Ovvio che avere un occhio critico e attento, vi aiuterà a decidere qualcosa che si sposi meglio col vostro corpo, ma senza troppi castighi.

Il titolo di questo articolo fa riferimento ad una canzone degli anni 80′, i miei…. bhe permettetevi di prendere ciò che più desiderate adesso, questo è l’anno in cui prima ci siete voi…e poi gli altri, so pease, please, please let me “GET WHAT I WANT THIS TIME” .

Alla prossima amiche.skirts

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